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Paragrafo 9 . La democrazia totalitaria dei giacobini.

     
Con  l'assunzione  di  ampi poteri da parte  del  Comitato  di  salute
pubblica  ebbe  inizio un periodo caratterizzato  dall'egemonia  delle
forze  democratiche.  La componente pi forte  di  queste  ultime  era
quella  che  faceva  capo  a  Maximilien Robespierre,  Georges-Auguste
Couthon  e Louis-Antoine Saint-Just. Il loro obiettivo era una societ
fondata  sull'uguaglianza e sulla democrazia effettive, in cui fossero
rispettati  tutti  i diritti naturali, compreso quello  di  propriet;
quest'ultimo per era inteso come diritto di tutti e non come fonte di
disuguaglianza e di divisione.
     Su  posizioni ancora pi radicali c'erano Jacques-Ren  Hbert  e
il  gruppo degli "arrabbiati", guidato da Jacques Roux. Favorevoli  ad
una  societ democratica di tipo egualitario, essi facevano leva sullo
scontento delle masse, che incitavano alla lotta violenta contro  ogni
sospetto nemico della rivoluzione.
     
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     Georges-Jacques Danton e Camille Desmoulins guidavano  il  gruppo
degli  "indulgenti", l'ala pi moderata; espressione  degli  interessi
soprattutto della borghesia commerciale e degli affari, essi  miravano
alla  pacificazione interna ed esterna e alla formazione di un governo
con una base sociale pi ampia.
     Inizialmente  le tre componenti operarono in modo sostanzialmente
concorde,  usando i mezzi straordinari dei quali si erano dotate,  per
consolidare  il proprio potere. Il Comitato di salute pubblica  teneva
tutta  l'organizzazione statale sotto controllo attraverso una  catena
di comitati e consigli e tramite l'invio, nei dipartimenti e presso  i
vari  reparti militari, di commissari o rappresentanti dotati di  ampi
poteri.
     L'amministrazione  della  giustizia  si  fondava  sul  ricorso  a
misure eccezionali e leggi speciali, che riducevano le possibilit  di
difesa  degli  avversari e consentivano la rapida  eliminazione  degli
oppositori o dei sospetti tali. Il tribunale rivoluzionario, istituito
nel  marzo  del 1793, venne potenziato ed affiancato da commissioni  e
tribunali  del popolo, operanti in ogni parte del paese.  Migliaia  di
persone,  sottoposte  a  processo  sommario,  furono  condannate  alla
ghigliottina;   tra  queste,  oltre  a  molti  capi  girondini,   vari
personaggi  illustri:  la  regina  Maria  Antonietta,  Luigi   Filippo
d'Orlans,  cugino  di  Luigi sedicesimo, il  chimico  Antoine-Laurent
Lavoisier, il poeta Andr Chnier.
     Se  gli  avversari  interni  potevano essere  combattuti  con  un
governo  accentrato  ed  autoritario e  con  un  apparato  giudiziario
efficiente  ed  implacabile, per affrontare  i  nemici  esterni  c'era
soprattutto bisogno di un esercito pi adeguato sia nella quantit che
nella  qualit.  A  tale  scopo  venne ordinata  una  leva  di  massa,
accompagnata da una vasta opera di rinnovamento: si cur la disciplina
e  la formazione militare e politica dei soldati e degli ufficiali; si
elabor  una  nuova tattica, basata sullo scontro frontale  di  massa,
nella  quale si distinsero giovani generali, saliti ai pi alti  gradi
non  per  anzianit  o  nobilt d'origine, ma  per  meriti  di  guerra
acquisiti sul campo, fedelt alla rivoluzione e ottimo rapporto con le
truppe.   Tutta   l'organizzazione  e  le  attivit  militari   furono
sottoposte al controllo di commissari inviati dal Comitato  di  salute
pubblica;  per  assicurare i rifornimenti e i finanziamenti  necessari
vennero decise requisizioni e tasse speciali.
     L'adozione di tutti questi provvedimenti consent al Comitato  di
salute  pubblica  di  conseguire importanti successi  sui  nemici  sia
interni    che   esterni.   L'insurrezione   nelle   province    venne
definitivamente repressa entro la fine del 1793; nella riconquista  di
Tolone,  che  alla fine di agosto si era consegnata agli  inglesi,  si
distinse  Napoleone  Bonaparte,  uno dei  giovani  ufficiali  promossi
generali per meriti di guerra. Iribelli della Vandea furono annientati
da  una  serie  di feroci iniziative repressive che provocarono  oltre
centomila  morti.  Contemporaneamente  inizi  la  riconquista   delle
posizioni perdute sul fronte esterno.
     Autoritarismo e repressione furono accompagnati dall'adozione  di
provvedimenti  in  campo economico e culturale,  che  accentuarono  il
carattere totalitario del regime instaurato dalle forze rivoluzionarie
democratiche.  La misura che pi di ogni altra testimonia  la  volont
del  Comitato  di  sottoporre al proprio controllo  l'economia  fu  il
calmiere generale dei prezzi e dei salari, stabilito nel settembre del
1793.  Esso  consent  l'approvvigionamento di risorse  alimentari  in
quantit sufficiente e a prezzi pi bassi, ma suscit l'ostilit non
     
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     solo  dei  commercianti e dei produttori, ma  anche  delle  masse
lavoratrici,  che contestavano la limitazione dei salari e  chiedevano
cambiamenti pi radicali.
     Per  porre  le  basi di una nuova societ si pens  di  procedere
alla   eliminazione  dei  valori  che  avevano  caratterizzato  quella
vecchia,  primi fra tutti quelli della religione cattolica, perch  in
essi  si vedeva la giustificazione dei privilegi e delle ineguaglianze
economiche   e   sociali.   Venne   pertanto   avviata   un'opera   di
"scristianizzazione", della quale i massimi sostenitori furono  Hbert
e  gli  "arrabbiati"; questi, oltre a combattere  duramente  il  culto
cattolico (numerose chiese vennero chiuse o trasformate in luoghi  per
riunioni  pubbliche, statue di santi vennero distrutte,  campane  fuse
per  fare  cannoni)  e  tutti i preti, anche  quelli  non  refrattari,
vollero  introdurre  il culto della dea Ragione, che  venne  celebrato
solennemente nella cattedrale sconsacrata di Notre Dame. Il culto  dei
santi venne sostituito con quello dei martiri della rivoluzione,  come
Jean-Paul   Marat,  assassinato  il  13  luglio  1793  dalla   giovane
monarchica  Charlotte  Corday.  Robespierre  e  Danton,  pur   essendo
d'accordo  nel  condannare la Chiesa come complice  delle  ingiustizie
dell'antico  regime,  erano  contrari  a  questa  violenta  opera   di
scristianizzazione,  non solo per una maggiore  tolleranza,  ma  anche
perch  la  consideravano pericolosa per la rivoluzione,  che  avrebbe
potuto  perdere  il  consenso delle masse popolari specialmente  nelle
campagne, fortemente legate alla religione tradizionale.
     Ulteriore  testimonianza della volont di rompere con il  passato
fu   l'adozione,   decisa  nell'ottobre  del   1793,   di   un   nuovo
calendario.  Esso  contava gli anni a partire  dal  1792,  anno  primo
dell'era  repubblicana: iniziava con il 22 di settembre,  anniversario
della proclamazione della repubblica, ed era diviso in dodici mesi, ai
quali  vennero  attribuiti nuovi nomi, derivanti dalle caratteristiche
stagionali  o  dal  lavoro  dei campi, da  vendemmiaio  (settembre)  a
fruttidoro  (agosto).  Ogni  mese era  composto  di  trenta  giorni  e
suddiviso in tre decadi; il giorno di festa non era pi la domenica ma
il  decad,  cio  il decimo giorno di ogni decade;  i  cinque  giorni
restanti  ogni  anno  furono destinati alla celebrazione  delle  feste
civili  della  Virt, del Genio, del Lavoro, della  Opinione  e  delle
Ricompense; ogni quattro anni, per bilanciare l'anno bisestile, veniva
aggiunto un giorno, detto della rivoluzione. Il nuovo calendario,  che
rimarr  in vigore fino al 1805, non ebbe molto successo, sia  per  la
sua scarsa praticit sia perch si scontrava con tradizioni, abitudini
di vita e ritmi di lavoro difficili da cambiare. Adottato su pressione
dei rivoluzionari pi radicali, convinti che fosse possibile procedere
ad  una  totale  e rapida eliminazione dei valori tradizionali,  esso,
insieme  alle iniziative per la scristianizzazione, ebbe come  effetto
una riduzione del consenso nei confronti del governo rivoluzionario.
